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Cassa integrazione guadagni straordinaria

DEFINIZIONE: la cassa integrazione guadagni straordinaria consiste nell' integrazione di una percentuale della retribuzione a favore del lavoratore subordinato (originariamente prevista solo a favore di lavoratori con qualifica di operaio, poi anche di impiegato o quadro) il cui rapporto di lavoro, seppure in vigore, risulti sospeso in relazione allo scambio delle prestazioni che ne costituiscono il contenuto tipico (prestazione di lavoro e retribuzione). A differenza della cassa integrazione guadagni ordinaria che interviene in caso di sospensioni dell'attività lavorativa di breve durata (requisito fondamentale è la ripresa certa ovvero prevedibile dell'attività lavorativa), la cassa integrazione guadagni straordinaria è uno strumento utilizzato in caso di gravi crisi di settore prolungate nel tempo ovvero in ipotesi di ristrutturazioni aziendali legate al ridimensionamento produttivo. Molto spesso la CIGS conduce alla messa in mobilità dei lavoratori dipendenti.

SOSPENSIONE DEL RAPPORTO: l'applicazione della cassa integrazione guadagni straordinaria determina una sospensione delle reciproche obbligazioni del lavoratore e del datore di lavoro connesse al rapporto di lavoro subordinato, nonostante il rapporto stesso permanga giuridicamente sussistente ed efficace. Le prestazioni connesse al rapporto sono destinate ad essere nuovamente rese dalle parti alla ripresa dell'attività produttiva aziendale.

CAUSE DI INTERVENTO: l'intervento straordinario della cassa integrazione guadagni si ricollega ad ipotesi di riduzione o sospensione delle attività produttive aziendali connesse ad eventi di lunga durata e di esito incerto. L'intervento straordinario di cassa integrazione guadagni opera, in particolare, nei seguenti casi:

- ristrutturazioni, riorganizzazioni o riconversioni aziendali (L. 164/1975 come modificata dalla L. 160/1988;  art. 1, co. 3, L. 223/1991);

- crisi aziendali (art. 1, co. 5, L. 675/1977, come modificata dalla L. 223/1991);

- procedure concorsuali (fallimento, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria senza continuazione dell'attività, concordato preventivo omologato) quando sussistano prospettive di continuazione o di ripresa dell'attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione, da valutare in base a parametri oggettivi definiti con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali (comma 1, art. 3 della L. 223/1991 come modificato dal comma 70, articolo 2 della Legge n. 92/2012, così come modificato dall'articolo 46-bis, DL. n. 83/2012, così come modificato dall'allegato alla legge di conversione, Legge n. 134/2012norma abrogata a decorrere dal 1° gennaio 2016);

- accordi di ristrutturazione del debito (art. 182-bis R.D. 267/1942);

- aziende commissariate (art. 7, co. 10-ter, D.L. 148/1993);

- contratto di solidarietà (art. 1 D.L. 726/1984).

CRISI AZIENDALE: relativamente al caso di crisi aziendale è concesso il trattamento di CIGS anche quando la situazione di crisi risulti conseguente ad un evento improvviso ed imprevisto, esterno alla gestione aziendale (lett. e, art. 1, D.M. 18.12.2002). Rientrano in tale casistica tutti quegli eventi che, pur non potendosi definire eccezionali, possono aver avuto un immediato impatto sulla gestione economico-produttiva dell'azienda. Ne è un esempio l'interruzione, senza congruo preavviso, dell'affidamento di commesse da parte dell'azienda A all'azienda B quando da tali commesse l'azienda B dipenda esclusivamente, o per la maggior parte (Min. lav., circ. 50/2000). L'evento improvviso ed imprevisto è riferibile non solo a puntuali fattispecie ascrivibili alla singola impresa, ma anche a tutte quelle situazioni emerse in ambito nazionale o internazionale che comportino una ricaduta sui volumi produttivi dell'impresa o sui volumi di attività e di conseguenza sull'occupazione (la riduzione di commesse, la perdita di quote del mercato nazionale o la riduzione del medesimo, la contrazione delle esportazioni, la difficoltà di accesso al credito). Tali eventi devono comportare una ricaduta sui volumi produttivi o sui volumi di attività e conseguentemente determinare una situazione occupazionale cui far fronte con lo strumento della CIGS (Min. lav., lett. circ. prot. 14/0005251 del 30.3.2009).

ACCORDI DI RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO: ai soli fini dell'applicazione della normativa in materia di CIGS gli accordi di ristrutturazione del debito sono da considerarsi vicini al concordato preventivo. In entrambe le casistiche infatti:

- si verifica una situazione di crisi dell'impresa e una proposta di ripartizione del debito che coinvolge direttamente i creditori;

- è richiesta una relazione redatta da un professionista ai fini della valutazione della ragionevolezza dell'accordo;

- sussiste l'impossibilità per i creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore in un determinato lasso di tempo (artt. 168 e 182-bis, R.D. 267/1942).

Il trattamento di CIGS per ristrutturazione del debito decorre dalla data di pubblicazione dell'accordo nel registro delle imprese (Min. lav., nota n. 14/4314 del 17.3.2009).

CIGS NELLE IPOTESI DI AZIENDE INTERESSATE DA PROCEDURE CONCORSUALI: il comma 70, articolo 2 della Legge 92/2012 introduce due novità alla disciplina della concessione del trattamento di integrazione salariale straordinario per le aziende interessate da procedure concorsuali. Innanzitutto vengono modificati i requisiti previsti per la concessione del trattamento di CIGS che può riguardare soltanto le aziende per le quali “sussistano prospettive di continuazione o di ripresa dell'attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione”. Con il DM 4 dicembre 2012 sono stati  individuati i “parametri oggettivi” (efficacia dal 3 febbraio 2013) sulla base dei quali il ministero stesso, nella fase istruttoria, valuterà l'ammissibilità della concessione di integrazione a queste tipologie di impresa. In questo stesso provvedimento il Ministero ha riconosciuto il trattamento di CIGS anche nel caso di ammissione al concordato preventivo consistente nella cessione dei beni, ferma restando la relativa omologazione; successivamente ha esteso di fatto il trattamento a tutte le fattispecie di concordato preventivo, anche senza cessione dei beni (nota n. 14/13876 del 26.5.2010). Il trattamento straordinario di integrazione salariale deve essere concesso anche ai lavoratori di imprese ammesse a concordato preventivo, con o senza cessione dei beni  (Min. Lav., Interpello 23/2013).. Per quanto attiene alla sussistenza di prospettive di continuazione o di ripresa dell'attività , vengono valutati i seguenti parametri oggettivi, da indicare, anche in via alternativa, nell'istanza volta alla della CIGS: a) misure volte all'attivazione di azioni miranti alla prosecuzione o alla ripresa dell'attività aziendale; b) manifestazioni di interesse da parte di terzi, anche conseguenti a proposte di cessione, anche parziale dell'azienda, ovvero a proposte di affitto a terzi dell'azienda o di rami di essa; c) tavoli, in sede governativa o regionale, finalizzati all'individuazione di soluzioni operative tese alla continuazione o alla ripresa dell'attività, anche mediante la cessione, totale o parziale, ovvero l'affitto a terzi dell'azienda o di rami di essa. Per quanto attiene alla salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione vengono valutati, in aggiunta ai parametri di cui sopra, i seguenti ulteriori parametri oggettivi, anche in via alternativa: a) piani volti al distacco dei lavoratori presso imprese terze; b) stipula di contratti a tempo determinato con datori di lavoro terzi; c) piani di ricollocazione dei soggetti interessati, programmi di riqualificazione delle competenze, di formazione o di politiche attive in favore dei lavoratori (DM 4 dicembre 2012). Inoltre, a partire dal 1° gennaio 2016, viene prevista l'abrogazione dell'intero articolo 3 della Legge n. 223/1991. Pertanto, l'intervento straordinario di integrazione salariale per le imprese assoggettate a procedure concorsuali non sarà più concedibile a partire da questa data (INPS, circ. 1/2013Min. Lav., Interpello 23/2013).

AZIENDA IN CRISI E SANZIONI PER IMPOSTE NON VERSATE: l'azienda in crisi non è tenuta al pagamento delle sanzioni conseguenti al mancato versamento delle imposte (Comm. Trib. Lecce, dec. 352/1/2010).

AZIENDA IN CRISI E FRODE PREVIDENZIALE: integra il delitto di cui all'art.  37 della L. 689/1981 la condotta del datore di lavoro che ometta di inoltrare all'INPS le dichiarazioni ai fini del calcolo delle ritenute previdenziali pur quando, nonostante gli sforzi compiuti, a causa di una grave crisi aziendale, non riesca a corrispondere la retribuzione dovuta ai suoi dipendenti (Cass. Pen., sez. feriale, 32348/2010).

DATORI DI LAVORO DESTINATARI: l'intervento straordinario di integrazione salariale trova applicazione nei confronti di aziende che nei 6 mesi precedenti alla richiesta hanno occupato mediamente più di 15 dipendenti:

- appartenenti al settore industriale, compreso quello edilizio (art. 1, co. 1, L. 223/1991);

- appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione (art. 23, co. 1, L. 155/1981) in conseguenza dell'intervento di integrazione salariale ordinaria o straordinaria concessa all'impresa committente;

- cooperative e loro consorzi che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli (art. 3 L. 240/1984);

- cooperative di produzione e lavoro (art. 8, co. 2, L. 236/1993);

- imprese appaltatrici di servizi di pulizia (art. 1, co. 7, L. 451/1994).

Sono ricompresi nel computo dei 15 dipendenti di cui sopra anche gli apprendisti, i dirigenti, i lavoratori a domicilio nonché il personale occupato con contratto di inserimento sebbene tali categorie risultino escluse dall'accesso ai benefici della CIGS (fatta eccezione per i lavoratori con contratto di inserimento). Il requisito occupazionale costituisce presupposto indefettibile ai fini della presentazione della domanda per CIGS, anche se l'azienda abbia goduto di un precedente periodo di CIG in deroga (Min. Lav., nota 48/2011). Il trattamento viene riconosciuto anche a: 1) aziende commerciali che occupano più di 200 dipendenti (art. 12, co. 3, L. 223/1991);  2) imprese artigiane, indipendentemente dal numero dei dipendenti, il cui ricorso alla sospensione dei lavoratori sia conseguenza dell'influsso gestionale prevalente di altra impresa ammessa al trattamento straordinario di cassa integrazione. A regime dal 1° gennaio 2013 (co. 1, arti. 3, Legge 92/2012; INPS, circ. 1/2013; INPS, circ. 13/2013) il trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria spetta anche a: a) imprese commerciali con più di 50 dipendenti; b) agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici, con più di 50 dipendenti; c) imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti. Le cooperative portuali rientranti nell'ambito della disciplina di cui alla L. n. 84/1994 risultano escluse dalla fruizione delle integrazioni per CIGS mentre, in virtù dell'art. 3, comma 2, della L.  n. 92/2012, i lavoratori portuali dipendenti di imprese che prestano lavoro temporaneo ex art. 17 e ai lavoratori dipendenti dalle società derivate dalla trasformazione delle compagnie portuali ai sensi dell'art. 21, comma 1 lett. b), della L. n. 84/1994, “è riconosciuta un'indennità di importo pari a un ventiseiesimo del trattamento massimo mensile di integrazione salariale straordinaria, comprensiva della relativa contribuzione figurativa e degli assegni per il nucleo familiare, per ogni giornata di mancato avviamento al lavoro” (Min. Lav., Interpello 18/2011). 

CIGS PER AZIENDE DEL SETTORE COMMERCIO: in caso di CIGS avviata da un'impresa commerciale con un numero iniziale di dipendenti compreso tra 50 e 200, se nel corso dell'attuazione del programma la base occupazionale scende al di sotto del limite dei 50 dipendenti, l'impresa in questione può comunque accedere all'istituto della mobilità ai sensi della Legge n. 223/1991 (Min. Lav. , interpello 29/2012).

COOPERATIVE SOCIALI: le cooperative sociali di tipo a) che gestiscono servizi sociosanitari ed educativi non sono ammesse alla fruizione dei benefici di cui alla CIGS, in quanto non rientranti nei settori che specificatamente possono godere di tale ammortizzatore. Mentre quelle di tipo b), la cui attività è finalizzata all'inserimento di persone svantaggiate, possono godere del trattamento integrativo straordinario, concesso per i soci lavoratori subordinati, nell'ipotesi in cui rientrino in uno dei particolari settori economici (industria, terziario, servizi mensa ecc.) ammessi al beneficio e qualora sussista il requisito occupazionale richiesto dalla specifica normativa di riferimento (Min. lav., nota 44/2010).

AZIENDE APPALTATRICI DI SERVIZI DI MENSA E RISTORAZIONE: l'intervento straordinario di integrazione salariale trova applicazione anche nei confronti di aziende appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione in conseguenza dell'intervento di integrazione salariale ordinaria o straordinaria concessa all'impresa committente (art. 23, co. 1, L. 155/1981). Nel caso in cui il trattamento di CIGS venga concesso in conseguenza dell'intervento della CIG ordinaria per l'impresa committente, l'impresa appaltatrice deve presentare una dichiarazione della società committente dalla quale risultino le specifiche modalità e termini di utilizzo della CIG (art. 1, co. 3, D.M. 31347/2002). In questa casistica (CIGS per le mense aziendali a fronte di CIGO della ditta committente) la verifica della concessione della CIGO viene effettuata dall'INPS (INPS, msg. 22911/2009).

FINANZIAMENTO: le aziende rientranti nel campo di applicazione della CIG straordinaria devono versare all'INPS un contributo pari allo 0,90%, di cui 0,60% a carico del datore di lavoro e 0,30% a carico del lavoratore (art. 9 L. 407/1990). È inoltre previsto il versamento di un contributo addizionale (a carico del solo datore di lavoro), da calcolarsi sull'ammontare dell'integrazione salariale autorizzata e corrisposta, pari a: 3,00%, per le aziende con oltre 15 dipendenti e fino a 50; 4,50%, per le aziende con oltre 50 dipendenti.

LAVORATORI DESTINATARI: la prestazione di cassa integrazione guadagni straordinaria spetta agli operai, impiegati e quadri del settore industria e a soci e non soci di cooperative di produzione e lavoro esercenti attività assimilabili a quella industriale. L'indennità di CIGS è dovuta anche ai:

1) lavoratori apprendisti il cui rapporto di lavoro è stato trasformato a tempo indeterminato e per i quali il datore di lavoro continua a versare la contribuzione ridotta per i 12 mesi successivi alla trasformazione (INPS, circ. 274/1991);

2) giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti dipendenti da imprese editrici di giornali quotidiani, di periodici e di agenzie di stampa a diffusione nazionale. 

Per i lavoratori comunitari è necessario il requisito di iscrizione anagrafica (Min. Int., nota 4438/2008; INPS, msg. 20819/2009). Risultano invece esclusi i dirigenti, gli apprendisti e i lavoratori a domicilio. L'ammissione del lavoratore ai trattamenti di integrazione salariale straordinaria è subordinata al conseguimento di una anzianità lavorativa presso l'impresa di almeno 90 giorni alla data della richiesta del trattamento (art. 8, co. 3, L. 160/1988).

DURATA DEL TRATTAMENTO: il trattamento non può avere una durata complessiva superiore a 36 mesi nell'arco di un quinquennio, per ciascuna unità produttiva, indipendentemente dalle cause per le quali è stato concesso (art. 1, co. 9, L. 223/1991). Nel computo dei 36 mesi vanno considerati tutti i periodi in cui, una unità produttiva, abbia fruito di integrazione salariale (cioè integrazione salariale straordinaria, integrazione salariale a seguito della stipula di un contratto di solidarietà o integrazione salariale ordinaria concessa per contrazioni o sospensioni dell'attività produttiva determinate da situazioni temporanee di mercato) (Min. lav., nota 1879/2010). Per quanto attiene invece la tipologia di intervento le durate massime risultano le seguenti:

- crisi aziendale, 12 mesi;

- ristrutturazione, riorganizzazione e conversione, 24 mesi;

- procedure concorsuali, 12 mesi.

Il limite massimo di fruizione del trattamento straordinario di integrazione salariale (36 mesi) può essere superato nelle singole unità produttive, qualora venga stipulato un contratto di solidarietà come strumento alternativo alla procedura per la dichiarazione di mobilità di cui all'art. 4, L. 223/1991 (art. 7, D.M. 46448/2009; Min. lav., nota 1879/2010). Al verificarsi di determinate condizioni possono essere concesse delle proroghe con limiti massimi diversi in relazione alla tipologia di intervento.

È concessa la possibilità di proroga della CIGS fino a 24 mesi quando l'utilizzo di tale istituto è finalizzato alla chiusura totale o parziale dell'azienda (art. 1, co. 5, D.L. n. 78/2009art. 2, co. 136, L. 191/2008 - Legge Finanziaria 2010).

CRISI AZIENDALE CON CESSAZIONE DELL'ATTIVITÀ: l'articolo 1 del DL 249/2004 dispone che, nelle ipotesi di crisi aziendale che determini la cessazione dell'attività dell'intera azienda, di un settore di attività, di uno o più stabilimenti o parte di essi, il trattamento di CIGS può essere prorogato per un periodo fino a 12 mesi nel caso di programmi che comprendono la formazione ove necessaria, finalizzati alla ricollocazione di lavoratori, qualora il Ministero del Lavoro accerti nei primi 12mesi il concreto avvio del piano di gestione delle eccedenze occupazionali. Le imprese che intendono avvalersi di tale disposizione normativa in sede di consultazione sindacale devono presentare, eventualmente d'intesa con gli Enti locali, un piano biennale che preveda in modo puntuale ed esaustivo gli interventi da adottare nel corso del periodo di riferimento ai fini della gestione delle eccedenze occupazionali. Pertanto, non possono rientrare nella norma i piani di gestione del personale esuberante da attuare in un arco temporale di 12 mesi. Diversamente, quando il piano di gestione degli esuberi si articola su un periodo più ampio, fino a 24 mesi, il trattamento di CIGS per il primo anno - ove non possa essere autorizzato per l'intero periodo dei 12 mesi previsti dall'art. 1 della legge n. 223/91, in quanto l'azienda richiedente nell'arco del quinquennio di riferimento, ai sensi dell'art. 1 comma 9 della L. 223/91, ha già beneficiato di altri periodi di integrazione salariale - può essere autorizzato nel limite del periodo residuo al raggiungimento del computo massimo dei 36 mesi. II trattamento straordinario di integrazione salariale per il secondo anno può, poi, essere autorizzato, qualora il Ministero del Lavoro, per il tramite dei locali organi ispettivi, abbia accertato che, nell'arco del periodo già autorizzato, sia stato dato, dall'impresa, concreto avvio al piano di gestione delle eccedenze occupazionali rimodulato al periodo di integrazione salariale autorizzato (Min. Lav., circ. 20/2013).

AZIENDE IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA: l'amministrazione straordinaria costituisce una procedura volta a garantire la continuità dell'attività dell'impresa in dissesto, mediante la salvaguardia dei profili tecnici, commerciali, produttivi ed occupazionali. Per i dipendenti delle aziende in amministrazione straordinaria, gli importi dei trattamenti di integrazione salariale di cui alla Cassa integrazione guadagni straordinaria non possono subire decurtazioni per un ammontare pari al 10%, nella misura in cui la durata dell'intervento della Cassa integrazione straordinaria sia equiparata al termine previsto per l'attività del commissario, ai sensi di quanto stabilito dal co. 10-ter, art. 7 della L. n. 236/1993 (Min. Lav., nota 31/2011). 

MISURA DEL TRATTAMENTO: l'integrazione salariale è dovuta nella misura dell'80% della retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori beneficiari per le ore di lavoro non prestate comprese fra le zero ore ed il limite dell'orario contrattuale, ma, comunque, non oltre le 40 ore settimanali. Il trattamento è erogato nel limite di un massimale retributivo mensile annualmente rivalutato (il massimale viene incrementato nel caso di superamento di una retribuzione mensile di riferimento anch'essa annualmente rivalutata) (art. unico L. 427/1980; co. 1, art. 14, L. 223/1991). Dall' 1.1.2008 la rivalutazione, fissata dalla L. 427/1980 nell' 80% dell'aumento derivante dalla variazione annuale dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati, è elevata al 100% dell'aumento del medesimo indice (art. 1, co. 27, L. 247/2007; INPS, circ. 11/2009). Il trattamento come sopra determinato deve essere ridotto di un importo pari all'aliquota contributiva a carico apprendisti (5,84%).

Per l'anno 2014, (INPS, circ. 12/2014) gli importi dei massimali risultano i seguenti:
 
1) retribuzioni fino a euro 2.098,04: euro 969,77 (euro 913,14 al netto del 5,84%);
 
2) retribuzioni oltre euro 2.098,04: euro 1.165,58 (euro 1.097,51 al netto del 5,84%).

Il trattamento da corrispondere agli operai sospesi deve essere riferito agli emolumenti che sarebbero spettati nel corso della contrazione o sospensione della attività lavorativa e deve ritenersi comprensivo di ogni variazione nel frattempo intervenuta (INPS, circ. 12/1982). Il massimale mensile deve essere diviso per il numero delle ore lavorative ricadenti nel mese considerato e il risultato deve essere moltiplicato per le ore di lavoro, perse nello stesso mese, per le quali è legittimamente consentito l'intervento della CIGS. In caso di aziende che applicano un orario di lavoro inferiore a quello contrattualmente previsto e retribuito, le ore integrabili sono esclusivamente quelle previste dall'orario di fatto praticato in azienda e a tale orario deve essere rapportata la retribuzione ai fini del calcolo della retribuzione oraria (INPS, msg 13419/2009). Nel caso in cui l'integrazione salariale, spettante per le ore autorizzate in base al calcolo effettuato nella misura dell'80% della retribuzione integrabile, risulti inferiore al suddetto limite, le prestazioni in esame da considerare dovute sono quelle pari al minore importo (INPS, circ. 12/1982).

PROCEDURE DI CONCESSIONE: come per l'intervento ordinario di cassa integrazione, anche per fruire dell'intervento straordinario, la fase preliminare alla richiesta deve essere costituita da una fase di consultazione sindacale . L'impresa che intende richiedere l'intervento straordinario deve darne tempestiva comunicazione alle rappresentanze sindacali aziendali, o, in mancanza, alle organizzazioni sindacali di categoria dei lavoratori comparativamente più rappresentativi operanti nella provincia. In tale comunicazione devono essere indicati i criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere nonché le modalità della rotazione degli stessi che formeranno, altresì, oggetto dell'esame congiunto fra le parti (art. 1, co. 7 L. 223/1991). Nella scelta dei lavoratori da sospendere deve essere garantita l'applicazione di principi di non discriminazione diretta e indiretta nonché del criterio della rotazione dei lavoratori stessi (art. 8, co. 2, L. 236/1993).  E' legittima la mancata rotazione nei confronti degli informatori medico scientifici del farmaco nel caso in cui il criterio di scelta sia costituito dall'appartenenza alle linee terapeutiche non soppresse (Trib. Roma ord. 26.9.2012). Il datore di lavoro ha l'onere di provare il nesso di causalità fra la sospensione del singolo lavoratore e le ragioni per le quali la legge gli riconosce il potere di sospensione, mentre grava sul lavoratore l'onere della prova del mancato rispetto, da parte del datore di lavoro, dei principi generali di correttezza e buona fede nella scelta dei lavoratori da sospendere (Cass., sez. lav. 4 ottobre 2011, 20267). Entro 3 giorni dalla comunicazione l'impresa o i rappresentanti dei lavoratori possono proporre domanda per un esame congiunto della situazione aziendale indirizzata agli uffici competenti, regionali o presso il Ministero del lavoro, a seconda che la CIGS riguardi unità produttive di una stessa regione o ubicate in differenti regioni. Nel caso di intervento straordinario l'oggetto dell'esame congiunto è costituito dal programma che l'impresa deve aver elaborato e cui intenda dare attuazione.

DID: al termine della procedura sindacale prevista dalla L. 223/1991, il datore di lavoro che presentava una domanda di integrazione salariale straordinaria doveva raccogliere e custodire presso di sé le dichiarazioni di immediata disponibilità al lavoro (DID) dei singoli lavoratori interessati dall'intervento (modello SR105) rendendo apposita dichiarazione nel modello IG15/Str circa sia la loro sottoscrizione che la custodia presso l'azienda stessa. Nel caso di:

- CIGS per ristrutturazione/riorganizzazione/riconversione aziendale e per crisi aziendale, oltre che per il sedime aeroportuale (L. 236/1993), e per i contratti di solidarietà, il lavoratore era obbligato a dare disponibilità limitatamente all'offerta formativa;

- nel caso di CIGS per procedure concorsuali con cessazione dell'esercizio di impresa nonché per cessazione di attività anche biennale, il lavoratore doveva dichiarare la disponibilità ad accettare, oltre i percorsi formativi, un'offerta di lavoro congruo (INPS, circ. 133/2010).

In caso di rifiuto di sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità ovvero, una volta sottoscritta la dichiarazione, in caso di rifiuto di un percorso di riqualificazione professionale o di un lavoro congruo, il lavoratore destinatario del trattamento di sostegno del reddito perdeva il diritto a qualsiasi erogazione di carattere retributivo e previdenziale, anche a carico del datore di lavoro, fatti salvi i diritti già maturati (art. 19, co. 10, L. 2/2009). Dal 18 luglio 2012 tale disposizione è abrogata (co. 47, art. 4, Legge 92/2012; INPS, circ. 1/2013).

DECADENZA DAL TRATTAMENTO DI INTEGRAZIONE SALARIALE: è prevista la decadenza dalla prestazione in costanza di rapporto di lavoro se il beneficiario rifiuta di essere avviato ad un corso di formazione o riqualificazione o non lo frequenti regolarmente senza giustificato motivo (co. 40, art. 4, Legge 92/2012). La decadenza si verifica quando le attività di formazione ovvero di riqualificazione si svolgono in un luogo che non dista più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore o comunque è raggiungibile con mezzi di trasporto pubblici mediamente in 80 minuti (co. 42, art. 4, Legge 92/2012). Qualora sia dichiarata la decadenza dalla prestazione, rimangono salvi i diritti già maturati. Avverso il provvedimento di decadenza è ammesso ricorso al Comitato provinciale di cui all' art. 34 del DPR n. 639/1970 (INPS, circ. 1/2013).

CONCESSIONE DEL TRATTAMENTO: il decreto di concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale viene emanato dal Ministero del lavoro sulla base del programma già approvato entro termini diversi - 30 o 60 giorni dalla ricezione dei documenti di volta in volta richiesti dalla legge - a seconda delle cause di ricorso alla cassa integrazione e della fase - avvio o di proroga della stessa - cui il decreto si riferisce (art. 8 D.P.R. 218/2000).

SEDE INPS COMPETENTE: la competenza a ricevere e trattare le domande è definita come segue: 1) struttura territoriale INPS presso cui è iscritta l'azienda nel caso di aziende che richiedono l'intervento per cantieri/stabilimenti/unità produttive situati nella Provincia nell'ambito della quale è anche presente la struttura territoriale INPS presso cui è iscritta l'azienda; 2) struttura territoriale INPS del capoluogo di Provincia nella cui competenza territoriale è presente il cantiere/stabilimento per il quale si presenta la richiesta nel caso di aziende che richiedono l'intervento per cantieri/stabilimenti/unità produttive situati al di fuori della Provincia dove risulta iscritta l'azienda. Fanno eccezione ai criteri generali precedenti: - domande presentate per mancanza lavoro / fine lavoro (intervento ordinario). Se la domanda di intervento riguarda un cantiere di breve durata (identificato dal tipo di lavorazione, ad esempio impermeabilizzazioni, verniciature, ricerche geognostiche) la competenza è della struttura territoriale INPS ove è iscritta l´azienda. Se la domanda di intervento riguarda un cantiere di lunga durata (individuato in base ad un contratto di appalto specifico) la competenza è della struttura territoriale INPS ove è ubicato il cantiere/unità produttiva; - domande presentate per personale trasfertista. Le richieste di intervento ordinario in cui siano interessate maestranze cosiddette "trasfertiste" devono essere presentate, indipendentemente dall´ubicazione del cantiere/unità produttiva, alla struttura territoriale INPS ove è iscritta l´azienda (INPS, msg. 24191/2011).

CIGS E CIG: nel caso di un periodo di CIG a cui segua immediatamente una richiesta di CIGS non è automaticamente da considerare non soddisfatto il requisito della temporaneità . Risulta pertanto autorizzabile il periodo di CIG (ovvero continua a risultare legittima l'autorizzazione già concessa) anche se l'impresa non ha ripreso l'attività produttiva prima di ricorrere alle integrazioni salariali straordinarie. Ciò vale indipendentemente dalla causale (ristrutturazione, crisi, ecc.) relativa a queste ultime (INPS, msg. 6990/2009). In caso di sospensione dell'attività per crisi aziendale è possibile accedere al trattamento di CIGS immediatamente dopo e senza soluzione di continuità con il trattamento di CIG quando questa sia stata fruita nel limite massimo di 52 settimane (INPS, msg. 13406/2009). È ammissibile che un'azienda dopo un periodo di CIGO, ed uno successivamente di CIGS richieda un ulteriore periodo di CIGO senza soluzione di continuità, qualora sussistano tutti i presupposti previsti dalla legge (non imputabilità dell'evento, temporaneità e transitorietà dello stesso e prevedibilità di ripresa dell'attività lavorativa) e nel rispetto dei limiti temporali previsti dalla legge (INPS, msg. 25623/2010). Nel caso in cui un'azienda abbia usufruito di 52 settimane consecutive di Cigo, seguite da 52 settimane di Cigs ed intenda chiedere un ulteriore periodo di Cigo, l'anno di Cigs può essere considerato al pari di una ripresa di attività lavorativa solo nel caso in cui non ci sia stata sospensione a zero ore, ma l'attività lavorativa sia comunque proseguita per 52 settimane, seppure ad orario ridotto. Nel caso in cui la ditta abbia usufruito di 52 settimane di Cigs a zero ore non è ammissibile la richiesta di un nuovo periodo di Cig ordinaria prima che sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di attività lavorativa (INPS, msg. 19350/2011).

CIGS E CIG IN DEROGA: è ammissibile che un'azienda, terminato un periodo di integrazione salariale straordinaria, sorretta da una delle causali di cui all'art. 1, L. n. 223/1991 (ovvero ristrutturazione, crisi, riorganizzazione, conversione aziendale, ecc.), richieda e fruisca della CIG in deroga, anche senza soluzione di continuità, nonché avanzi una successiva domanda per CIGS, compatibilmente con le specifiche disposizione di legge. La possibilità di ricorrere nuovamente alla CIGS, anche in ragione della medesima causale, deve avvenire nel rispetto del termine prescritto dall'art. 1, comma 5, L. n. 223/1991 (Min. Lav., nota 48/2011).

ANTICIPAZIONE DEL TRATTAMENTO: durante la procedura di consultazione sindacale, e prima del provvedimento di ammissione al trattamento straordinario di cassa integrazione, ed in attesa della definizione della relativa procedura, le parti possono accordarsi perché ai lavoratori sia anticipata una somma pari all'importo dell'integrazione salariale. Una volta accolta la richiesta di CIGS il datore di lavoro anticipa le indennità ai lavoratori conguagliando tali importi con la procedura Uniemens (tramite modello DM10/2 fino a “dicembre Uniemens da “gennaio 2010”). L'erogazione diretta della prestazione da parte dell'INPS è subordinata alla verifica, da parte del competente organo ispettivo, di comprovate difficoltà di carattere finanziario dell'azienda istante (Min. lav., circ. 64/2000).

NUOVA GESTIONE DAL GENNAIO 2011: a decorrere da gennaio 2011, è prevista una nuova modalità di gestione delle informazioni relative ai giorni di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa con intervento della cassa integrazione. Il nuovo sistema si basa sulla raccolta mensile, tramite il flusso Uniemens, di tutte le informazioni utili alla gestione dell'evento di Cassa Integrazione (CIG Ordinaria, Straordinaria o in Deroga) e alla modalità di pagamento (diretta dell'Istituto, a conguaglio dall'azienda). L'elemento centrale è il concetto di "Cassa Integrazione Richiesta", cioè in attesa di autorizzazione, con il quale il datore di lavoro, già con l'invio del flusso Uniemens relativo al mese in cui ha inizio il periodo di integrazione salariale, è chiamato a fornire alcune importanti informazioni. La nuova modalità di gestione porta con sé l'eliminazione dei seguenti modelli e relativi adempimenti: - Modello SR41 (prospetto per il pagamento diretto delle integrazioni salariali ordinarie, straordinarie e in deroga), in vigore solo per la gestione "a stralcio" delle CIG a pagamento diretto gestite con il vecchio sistema in quanto iniziate prima o durante il periodo di transizione (fino al periodo di paga maggio 2011), nonché per i casi in cui non vi siano obblighi di comunicazione assolti mediante Uniemens (es. imprese sottoposte a procedura concorsuale con cessazione dell'attività); - Modello SR42 (elenco dei lavoratori beneficiari del trattamento straordinario di integrazione salariale), con effetto immediato; - Modello SR49 (elenco dei lavoratori beneficiari del trattamento di CIG concesso in deroga alla normativa vigente), con effetto immediato (  INPS, circ. 13/2011).

IL NUOVO UNIEMENS DA GENNAIO 2011: il flusso Uniemens è stato modificato sia a livello di denuncia individuale che a livello di denuncia aziendale per accogliere le novità sopra descritte. Tra i sottoelementi dell'elemento <DatiRetributivi> sono stati implementati i codici evento previsti per l'elemento <Settimana>. È stato introdotto il nuovo elemento <Giorno> contenente obbligatoriamente l'attributo GG (indica il giorno del mese ed ammette quindi valori compresi tra 1 e 31) e dove l'elemento <Lavorato> può contenere i valori S (= SI) (si considerano giornate effettivamente lavorate: il giorno di calendario in cui c'è stata prestazione d'opera subordinata retribuita indipendentemente dal numero di ore di lavoro svolto) e N (= NO). L'elemento <EventoGiorn> è presente solo se la giornata è interessata da CIG e contiene informazioni relative all'evento di cassa integrazione del giorno. Introdotto il nuovo elemento <EventoCIG> che contiene i seguenti elementi: - <IdentEventoCIG> (come elemento <EventoGiorn>); - <Did>, che contiene informazioni relative alla "Dichiarazione individuale di disponibilità"; - <PagDiretto>, elemento presente se per l'evento di CIG cui si riferisce è stato richiesto il pagamento diretto da parte dell'INPS. Relativamente alla denuncia aziendale è stato introdotto il nuovo elemento <ConguagliCIG> contenente le informazioni relative ai conguagli CIG, riferiti alle autorizzazioni secondo le nuove modalità in precedenza descritte (  INPS, circ. 13/2011).

EROGAZIONE DIRETTA DA PARTE DELL'INPS: il Ministro del lavoro può disporre il pagamento diretto ai lavoratori, da parte dell'INPS, del trattamento straordinario di integrazione salariale, con il connesso assegno per il nucleo familiare, ove spettante, quando per l'impresa ricorrano comprovate difficoltà di ordine finanziario accertate dall'Ispettorato provinciale del lavoro territorialmente competente (art. 2, co. 6, L. 223/1991). Il pagamento diretto ai lavoratori è disposto contestualmente all'autorizzazione del trattamento di integrazione salariale straordinaria, fatta salva la successiva revoca nel caso in cui il servizio competente accerti l'assenza di difficoltà di ordine finanziario all'impresa (art. 2, co. 6, L. 223/1991 come integrato dal  art. 7-ter, co. 1, L. 33/2009). Le imprese, con riferimento alle sospensioni successive all'1.4.2009, presentano o inviano la relativa domanda entro 20 giorni dall'inizio della sospensione o della riduzione dell'orario di lavoro (art. 2, co. 6, L. 223/1991 come integrato dal  art. 7-ter, co. 1, L. 33/2009).

DECADENZA DEL RIMBORSO: la richiesta di rimborso delle somme anticipate dal datore di lavoro a titolo di integrazione salariale straordinaria va presentata entro il termine di 6 mesi decorrenti (INPS, circ. 116/2001):

- dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del periodo concesso (se la pubblicazione del decreto di concessione del trattamento è avvenuto prima di tale termine);

- dal termine del periodo di paga in corso alla data di pubblicazione del provvedimento stesso (se il periodo concesso risulta esaurito alla data della pubblicazione del provvedimento).

Nell'ipotesi in cui l'Istituto sia autorizzato dal Ministero del lavoro ad effettuare il pagamento diretto delle integrazioni salariali straordinarie, il diritto del lavoratore interessato a percepire tali prestazioni è soggetto alla prescrizione decennale decorrente dalla data di emanazione del decreto stesso (INPS, msg. 49/2003).

TFR: le aziende possono richiedere il rimborso all'INPS dell' indennità di anzianità  (oggi il riferimento va fatto al TFR), corrisposta ai lavoratori licenziati durante il periodo di sospensione, limitatamente alla quota maturata durante tale periodo immediatamente precedente al licenziamento (art. 2, co. 2, L. 464/1972INPS, msg. 9468/2009,  INPS, msg. 14963/2010). La norma è applicabile a prescindere dalla scelta sulla destinazione del TFR effettuata dai lavoratori (INPS, msg. 9468/2013). Il rimborso non può essere richiesto se è intervenuto un evento che ha interrotto la continuità cronologica della sospensione dal lavoro (prima del licenziamento). Non si considerano interruttive della sospensione l'astensione per maternità, le festività, la rioccupazione a tempo determinato presso altra impresa se regolarmente comunicato. Non si considera altrettanto interruttiva la collocazione dei lavoratori in CIG in deroga anche se tale periodo viene fruito senza soluzione di continuità rispetto alla conclusione del periodo di CIGS autorizzato (INPS, msg. 23953/2009). Il periodo di sospensione per intervento della CIG in deroga non può prevedere il rimborso delle relative quote di TFR maturate non essendovi norme che lo preveda espressamente. Può però essere riconosciuto il rimborso delle quote di TFR, maturate durante l'intervento della CIGS (ma solo per tale periodo) anche nel caso in cui sopravvenga il licenziamento del lavoratore dopo il periodo di CIG in deroga fruito senza soluzione di continuità rispetto alla conclusione del periodo di CIGS (INPS, msg. 14963/2010). È prevista la decadenza dal diritto al rimborso delle quote di TFR all'azienda che pone il lavoratore in mobilità nel periodo compreso tra la scadenza del dodicesimo mese successivo a quello di emanazione del decreto di concessione della CIGS e la fine del dodicesimo mese successivo al completamento del programma contenuto nella richiesta di intervento straordinario di integrazione salariale (co. 6, art. 5, L. 223/1991INPS, msg. 14963/2010). Tale decadenza non si applica ne casi di procedure concorsuali di cui all'art. 3 della L. 223/1991 (INPS, circ. 141/1992;  INPS, circ. 103/1995;  INPS, msg. 14963/2010).

TFR E FONDO TESORERIA IN CIGS: anche durante i periodi di CIGS sussiste l'obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria gestito dall'INPS. Con riguardo ai lavoratori in CIGS, che cessano dal servizio al termine del periodo di sospensione - fermo restando l'intervento della CIGS per le quote di TFR maturate – il datore di lavoro può, in sede di liquidazione del TFR a seguito di cessazione del rapporto, recuperare le quote trasferite al Fondo di Tesoreria come, peraltro, avviene per tutti gli altri dipendenti. Per quanto attiene agli aspetti connessi alla cassa integrazione, all'atto del conguaglio della CIGS, il datore di lavoro può altresì recuperare le quote di TFR maturate dai lavoratori durante il predetto periodo, utilizzando il previsto codice del quadro "D" del DM10 "L042" (INPS, msg. 9468/2013; co. 2, art. 2, L. 464/1972). 

PRESCRIZIONE DEL TFR MATURATO DURANTE LA CASSA INTEGRAZIONE: il credito del lavoratore avente ad oggetto quote di TFRr maturate durante i periodi di collocamento in cassa integrazione guadagni, non ha natura retributiva ma previdenziale, non essendo compensativo di prestazioni di lavoro effettivamente rese. Ne consegue che, quanto alla prescrizione, deve applicarsi il termine ordinario decennale (art. 2946 c.c.) e non quello quinquennale relativo alle indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro (art. 2948, n. 5 c.c.) (Cass., sez. lav. 901/2014).

SVOLGIMENTO DI ATTIVITÀ LAVORATIVA: il lavoratore cassaintegrato può svolgere attività lavorativa sia autonoma che subordinata. In considerazione del principio di “pluriefficacia della comunicazione”, non trova più applicazione, almeno con riferimento alle tipologie oggetto della comunicazione preventiva di instaurazione del rapporto, l'obbligo imposto al prestatore di lavoro di comunicare all'INPS lo svolgimento di attività di lavoro autonomo o subordinato durante il periodo di integrazione salariale ex  art. 8, comma 4, Legge n. 160/1988 (Min. Lav., interpello 19/2012). Le comunicazioni di assunzione, cessazione, trasformazione e proroga effettuate attraverso il sistema telematico gestito dal Ministero del Lavoro sono valide ai fini dell'assolvimento di tutti gli obblighi di comunicazione, ricomprendendo tra questi anche quelli a carico dei lavoratori dipendenti nei confronti delle Direzioni regionali e territoriali del lavoro, dell'INPS, dell'INAIL ma anche della Prefettura. Le comunicazioni in argomento pertanto, producono analoga efficacia anche per quanto riguarda le comunicazioni di inizio e cessazione attività lavorativa (co. 5, art. 9, DL 76/2013; INPS, msg 15079/2013). La legge prevede la decadenza dal diritto all'integrazione salariale nel caso in cui i lavoratori rifiutino il percorso di reinserimento nel mercato del lavoro o rifiutino di essere avviati a corsi di formazione o non li frequentino con regolarità. Si ha:- incompatibilità  tra il nuovo rapporto di lavoro subordinato e l'integrazione salariale, nel caso in cui tale rapporto di lavoro venga stipulato a tempo pieno e indeterminato;

compatibilità  tra il nuovo rapporto di lavoro subordinato e l'integrazione salariale, nel caso in cui la nuova attività lavorativa intrapresa, per la collocazione temporale in altre ore della giornata o in periodi diversi dell'anno, sarebbe stata comunque compatibile con l'attività lavorativa sospesa che ha dato luogo all'integrazione salariale (due rapporti di lavoro a tempo parziale ovvero un rapporto di lavoro a tempo pieno e uno a tempo parziale nel limite dell'orario massimo settimanale di lavoro). In questo caso l'integrazione salariale risulta pienamente cumulabile con la remunerazione derivante dalla nuova attività lavorativa;

compatibilità parziale tra il nuovo rapporto di lavoro (subordinato o autonomo) e l'integrazione salariale, nel caso in cui il lavoratore dimostri che il compenso (o provento) per tale attività è inferiore all'integrazione stessa. In questo caso il lavoratore percepirà una quota pari alla differenza tra l'intero importo dell'integrazione salariale spettante e il reddito percepito (INPS, circ. 107/2010).

LICENZIAMENTO IN PERIODO DI PROVA: la risoluzione del rapporto di lavoro per mancato superamento del periodo di prova non pregiudica al lavoratore, beneficiario del trattamento di integrazione salariale, la possibilità di rientrare nel programma di Cassa integrazione ed usufruire della relativa indennità, analogamente ai lavoratori che si rioccupano con contratto a tempo determinato (INPS, msg. 16606/2012).

LAVORO ACCESSORIO E CIG: in via sperimentale, per l'anno 2009 e 2010 (termine inizialmente prorogato al 31 dicembre 2011 dal DPCM 25 marzo 2011 e ora prorogato fino al 31 dicembre 2014, le prestazioni di lavoro accessorio possono essere rese, in tutti i settori produttivi (compresi gli enti locali) e nel limite massimo di euro 3.000,00 per anno solare, da percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito (integrazioni salariali, disoccupazione ordinaria, mobilità, trattamento speciale di disoccupazione edile) (INPS, circ. 17/2010). Il limite dei euro 3.000,00 è riferito al singolo lavoratore e va computato in relazione ai compensi da lavoro accessorio che lo stesso percepisce complessivamente nel corso dell'anno solare (anche per prestazioni effettuate nei confronti di diversi datori di lavoro). Tra le prestazioni di sostegno al reddito rientrano le indennità direttamente connesse ad uno stato di disoccupazione come le prestazioni di disoccupazione ordinaria, di mobilità  nonché i trattamenti speciali di disoccupazione ediliNon rientrano invece le prestazioni pagate "a consuntivo" come l'indennità di disoccupazione in agricoltura e l'indennità di disoccupazione non agricola con requisiti ridotti. L'INPS provvederà a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa a tali prestazioni integrative gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio (co. 1 bis, art. 70 D.Lgs. 276/2003 introdotto dal  co. 12, art. 7-ter, L. 33/2009). La quota di contribuzione IVS contenuta nel valore nominale del buono (euro 1,30 per ogni buono da euro 10,00) non viene accreditata sulla posizione contributiva del lavoratore, ma va a parziale ristoro dell'onere legato alla contribuzione figurativa (INPS, msg. 12082/2010). Ne consegue che la quota di contribuzione IVS contenuta nel valore nominale del voucher e dovuta di norma a favore della Gestione Separata (con aliquota convenzionale pari al 13%), deve essere destinata alla gestione a carico della quale è posto l'onere dell'accredito figurativo e non accreditata sulla posizione contributiva del singolo lavoratore (INPS, circ. 130/2010). I soggetti che, durante il periodo di percezione dell'integrazione svolgono attività lavorativa, dovevano (fino alla pubblicazione dell'Interpello 19/2012) di norma informare preventivamente l'INPS (co. 5, art. 8, L. 160/1988). Per il solo caso di emolumenti da lavoro accessorio che rientrano nel limite di euro 3.000,00, l'interessato non era tenuto a dare alcuna comunicazione all'Istituto. Le remunerazioni di lavoro accessorio che superano il predetto limite non sono integralmente cumulabili con la prestazione e il lavoratore era tenuto a fornire la preventiva comunicazione all'Istituto. Nel caso di più contratti di lavoro accessorio stipulati nel corso dell'anno e retribuiti singolarmente per meno di euro 3.000,00 per anno solare, la comunicazione andava resa prima che il compenso determinasse il superamento del predetto limite se sommato agli altri redditi per lavoro accessorio (INPS, circ. 107/2010). Si ritiene che, in considerazione del principio di "pluriefficacia della comunicazione", non trovi più applicazione anche in questo caso l'obbligo imposto al prestatore di lavoro di comunicare all'INPS lo svolgimento di attività di lavoro accessorio in caso di superamento della predetta soglia di euro 3.000,00 (Min. Lav., interpello 19/2012; INPS, msg 15079/2013).

CIGS E MALATTIA: l'indennità di CIGS sostituisce, in caso di eventi di malattia di lavoratori (operai o impiegati) sospesi dal lavoro, l'indennità giornaliera a carico dell'INPS (art. 3 L. 464/1972). Se durante la sospensione dal lavoro (cassa integrazione a 0 ore) insorge lo stato di malattia (INPS, circ. 82/2009), il lavoratore continua a usufruire delle integrazioni salariali straordinarie non risultando tenuto nemmeno a comunicare lo stato di malattia. Nel caso in cui lo stato di malattia risulti antecedente all'inizio della sospensione dell'attività lavorativa si possono verificare due casistiche:

- se la totalità del personale in forza all'ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene ha sospeso l'attività, anche il lavoratore in malattia entra in CIGS dalla data di inizio della stessa;

- se invece non viene sospesa dal lavoro la totalità del personale in forza all'ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene, il lavoratore in malattia continua a beneficiare dell'indennità di malattia. 

COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO: il  comma 5, articolo 3 della Legge n. 68/1999 (collocamento obbligatorio) prevede la sospensione degli obblighi occupazionali nei confronti dei lavoratori disabili per le imprese in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). Tale sospensione può essere applicata anche in caso di attivazione di ammortizzatori sociali in deroga e in particolare nei casi di CIGS in deroga (con esclusione invece della CIGO in deroga), contratti di solidarietà stipulati sia ai sensi della  L. n. 863/1984, esplicitamente richiamati dal Legislatore, ma anche ai sensi della  L. n. 236/1993 (Min. Lav., nota 10/2012).

INCENTIVO AI LAVORATORI PERCETTORI DI CIG E CIGS: in via sperimentale per gli anni 2009 e 2010 (prorogata fino al 31 dicembre 2012 -  INPS, msg. 4592/2012), al lavoratore già percettore del trattamento di CIG e CIGS, nel caso in cui ne faccia richiesta per intraprendere un'attività di lavoro autonomo, per avviare un'attività autoimprenditoriale o una micro impresa o per associarsi in cooperativa, è liquidato il relativo trattamento per un numero di mensilità pari a quelle deliberate e non ancora percepite con un massimo di 12 mesi, con esclusione di eventuali proroghe del trattamento medesimo (art. 6, D.M. 49409/2009co. 8, art. 7ter, L. 33/2009). La prestazione spetta in tutti i casi di integrazione salariale, ordinaria e straordinaria, sia in caso di sospensione che in caso di riduzione di orario o rotazione. In tale ultimo caso si deve avere riguardo alla percentuale di riduzione del lavoro mediamente avuta dal singolo lavoratore nel periodo precedente da calcolarsi con inizio dal primo mese di fruizione (INPS, msg. 23542/2010). Spetta inoltre anche ai lavoratori destinatari del contratto di solidarietà di cui all'art. 1, L. 863/1984 (art. 5, D.M. 49409/2009). In caso di cassa integrazione guadagni per crisi aziendale a seguito di cessazione totale o parziale dell'impresa, di procedura concorsuale o comunque nei casi in cui il lavoratore sospeso sia stato dichiarato in esubero strutturale, al lavoratore è liquidato altresì il trattamento di mobilità, se lo stesso soddisfa i requisiti soggettivi richiesti dalla normativa di riferimento (anzianità aziendale di almeno 12 mesi di cui 6 effettivamente lavorati) (art. 16, L. 223/1991INPS, msg. 16508/2009;  INPS, msg. 8123/2010), per un massimo di 12 mesi (co. 5, art. 6, D.M. 49409/2009;  INPS, msg. 8123/2010). Tale indennità deve essere pagata per intero unitamente alla liquidazione del 75% dell'incentivo (INPS, msg. 23542/2010). I lavoratori che intendono beneficiare di tale incentivo sono tenuti a presentare domanda all'INPS presentando l'apposito Modello SR78 ANT/AMM entro i termini di fruizione del trattamento di sostegno al reddito (INPS, msg. 8123/2010). L'INPS, dopo aver valutato le condizioni e quantificato l'importo, eroga in un primo momento al richiedente solo il 25% del beneficio, interrompendo l'erogazione del trattamento di sostegno al reddito. Il restante 75% viene erogato successivamente in seguito alla presentazione di adeguata documentazione attestante l'avvio di un'attività autonoma, di un'attività autoimprenditoriale o di una micro impresa ovvero l'associazione in cooperativa (art. 3, DM 49409/2009). Nei casi in cui per l'esercizio di tale attività sia richiesta specifica autorizzazione ovvero iscrizione in albi professionali o di categoria, deve essere documentato il rilascio dell'autorizzazione ovvero l'iscrizione negli albi medesimi. Per quanto concerne l'attività di lavoro associato in cooperativa, deve essere documentata l'avvenuta iscrizione della cooperativa nel registro delle società presso il tribunale, competente per territorio, nonché nell'Albo nazionale degli enti cooperativi. In tutte le ipotesi di fruizione di sostegno al reddito, se il lavoratore, associandosi ad una cooperativa già esistente o partecipando alla costituzione di una nuova cooperativa, instauri, ai sensi del  co.  3, art. 1 della L. 142/2001, un rapporto di lavoro subordinato, l'incentivo spetta rispettivamente alla cooperativa o deve essere conferito dal lavoratore al capitale sociale della cooperativa. Il lavoratore, una volta ricevuta dall'INPS la comunicazione di accoglimento della domanda, deve presentare, entro 15 giorni dalla predetta comunicazione, le dimissioni al datore di lavoro dandone copia alla sede INPS competente (in caso di associazione in cooperativa va presentato il contratto di lavoro di cui al  co.  3, art. 1 della L. 142/2001 (art. 1, co. 7, D.L. n. 78/2009 -  L. 102/2009;  INPS, msg. 8123/2010). La domanda non può essere liquidata prima dell'adozione del provvedimento di autorizzazione da parte della competente Commissione provinciale. Nel caso di pagamento di CIG a conguaglio, gli elementi necessari per la liquidazione possono essere richiesti dalla sede INPS direttamente al datore di lavoro e/o al lavoratore (INPS, msg. 23542/2010).

FORMAZIONE E RIQUALIFICAZIONE: in via sperimentale per gli anni 2009 e 2010 (prorogata per gli anni 2011 e 2012 non prorogata per l'anno 2013 –  INPS, circ. 13/2013) le imprese potevano utilizzare i lavoratori percettori di trattamenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro in progetti di formazione e riqualificazione che possono includere attività produttiva connessa all'apprendimento (art. 1, co. 1-4, D.L. 78/2009;  D.M. 49281/2010). Si trattava di lavoratori sospesi in CIG, lavoratori sospesi in CIGS, lavoratori sospesi a seguito di stipula di contratti di solidarietà ex  L. 726/1984, lavoratori sospesi destinatari di CIG in deroga, e di lavoratori sospesi in base al  co. 1, art. 19, D.L. n. 185/2008 (convertito nella  L. 2/2009). Tale opportunità era riservata ai datori di lavoro con qualifica di azienda non risultando applicabile, ad esempio, ai professionisti. Ai fini dell'inserimento del lavoratore nelle attività del progetto era necessaria la stipula, presso il Ministero del Lavoro, di uno specifico accordo e, se previsto, con le medesime parti sociali che avevano sottoscritto l'accordo relativo agli ammortizzatori (co. 1, art. 2, D.M. 49281/2010;  INAIL, circ. 18/2010;  INPS, msg. 20810/2010). I lavoratori interessati conservavano il diritto alla prestazione di sostegno al reddito; ad essi spettava, inoltre, a carico dei datori di lavoro, la differenza tra l'importo del trattamento di sostegno al reddito spettante (al lordo del prelievo contributivo) e la retribuzione lorda originaria. Tale somma addizionale aveva natura retributiva (INPS, msg. 16508/2009;  INAIL, nota 5153/2010;  INPS, msg. 20810/2010). L'INPS provvedeva comunque ad accantonare, per ogni lavoratore coinvolto nei progetti di formazione e riqualificazione, la contribuzione figurativa prevista per la tipologia di sostegno al reddito di cui è titolare il lavoratore (co. 2, art. 4, D.M. 49281/2010). Tenuto conto che la contribuzione figurativa accreditata era utile ai soli fini pensionistici e che l'incentivo corrisposto al lavoratore era riconosciuto a titolo retributivo, i datori di lavoro dovevano versare su detta parte di incentivo/retribuzione le contribuzioni minori dovute (INPS, msg. 20810/2010). Per quanto attiene gli incentivi contributivi l'INAIL aveva precisato che (INAIL, nota 1597/2010):

- ai lavoratori sospesi ad orario ridotto utilizzati nei progetti di formazione o di riqualificazione si continuava ad applicare, ai fini del calcolo dell'importo del premio assicurativo, il tasso previsto dalla normativa vigente per le ipotesi di riduzione dell'orario di lavoro. Il datore di lavoro doveva dunque continuare ad applicare ai lavoratori sospesi ad orario ridotto utilizzati nei progetti il tasso di premio calcolato in base alla voce di tariffa corrispondente alla lavorazione normalmente esercitata ed alla base imponibile rapportata alle ore complessive da retribuire a carico del datore di lavoro, conformemente alle disposizioni vigenti (INAIL, circ. 18/2010;  INAIL, nota 5153/2010);

- i lavoratori sospesi a zero ore impegnati nei predetti progetti erano soggetti all'obbligo assicurativo INAIL con calcolo del premio assicurativo in base alla retribuzione convenzionale prevista per gli allievi dei corsi anche aziendali di istruzione professionale comunque finanziati o gestiti in relazione ad ogni presenza giornaliera indipendentemente dal numero delle ore giornaliere di partecipazione alle attività teoriche e alle esercitazioni pratiche ed al tasso di tariffa del 5 per mille corrispondente alla voce di tariffa 0611 che individua i corsi di formazione professionale nell'ambito della Gestione Artigianato. Tale voce di tariffa si applicava indipendentemente dall'inquadramento settoriale dell'azienda ed in deroga alle logiche tariffarie vigenti (INAIL, nota 5153/2010). I dati relativi ai lavoratori utilizzati nel progetto formativo relativi al codice fiscale, cognome e nome e durata del progetto, non dovevano essere trasmessi all'Istituto dai datori di lavoro mediante l'apposita modulistica, ma venivano acquisiti direttamente dagli uffici competenti (INAIL, nota 5153/2010).

Dal punto di vista operativo le sedi dovevano:

- in caso di cliente inquadrato nella Gestione Artigianato ed avente una polizza dipendenti già in essere, istituire una voce di tariffa 0611 nell'ambito della polizza dipendenti con settore attività artigianato;

- in caso di cliente inquadrato in una gestione diversa dall'Artigianato (Industria, Terziario, Altre Attività), avente PAT e polizza dipendenti con settore attività non artigiano, posto che nella stessa PAT poteva sussistere solo una polizza dipendenti, istituire una nuova PAT con settore attività e polizza dipendenti Artigianato nonché voce di tariffa 0611 (INAIL, circ. 18/2010).

LICENZIAMENTI COLLETTIVI AL TERMINE DELLA CIGS: risultano illegittimi i licenziamenti collettivi per riduzione del personale che riguardano esclusivamente quei lavoratori che rientrano dalla sospensione del rapporto di lavoro per CIGS (Cass. 21697/2009).


 
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