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Mobilità

PROCEDURE: l'impresa che sia stata ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale, qualora nel corso di attuazione del programma adottato dalla stessa, ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a misure alternative, ha facoltà di avviare la procedura di licenziamento collettivo (co. 1, art. 4 L. 223/1991). L'effetto della procedura di mobilità è quello di interrompere il rapporto di lavoro, al contrario di quanto accade con la CIG o con CIGS (durante le quali il rapporto è solo sospeso).

OBBLIGO DI COMUNICAZIONE: l'impresa che intenda avviare le procedure di mobilità è tenuta a darne comunicazione preventiva per iscritto alle rappresentanze sindacali aziendali nonché alle rispettive associazioni di categoria . In mancanza delle predette rappresentanze la comunicazione deve essere effettuata alle associazioni di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. La comunicazione alle associazioni di categoria può essere effettuata per il tramite dell'associazione dei datori di lavoro alla quale l'impresa aderisce o conferisce mandato (co. 2, art. 4 L. 223/1991). Inoltre, per le procedure avviate sino al 31.12.2012, alla comunicazione va allegata copia della ricevuta del versamento all'INPS, a titolo di anticipazione sul versamento di cui al co. 4, art. 5 (contributo d'ingresso pari a 6 volte il trattamento mensile iniziale di mobilità spettante al lavoratore), di una somma pari al trattamento massimo mensile di integrazione salariale moltiplicato per il numero dei lavoratori ritenuti eccedenti (co. 2, art. 4 L. 223/1991). Copia della comunicazione e della ricevuta del versamento devono essere contestualmente inviate alla DPL (co. 4, art. 4 L. 223/1991) ovvero al competente ufficio regionale, in caso di unità produttive ubicate in diverse province, o al Ministero del lavoro, in caso di unità produttive ubicate in regioni diverse (co. 15, art. 4 L. 223/1991). Il versamento dell'anticipazione può avvenire anche successivamente all'apertura della procedura non comportando la sospensione della procedura stessa o la sua invalidità (art. 8 L. 236/1993).

CONTRIBUTO DI INGRESSO: fino al 31.12.2016, per il finanziamento dell'indennità di mobilità, oltre ad un contributo permanente, la L. 223/1991 (art. 5, c. 4) stabilisce a carico dei datori di lavoro, diversi da quelli edili, e rientranti nel campo di applicazione della cassa integrazione guadagni straordinaria, un contributo da versare, in 30 rate mensili, alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali dell'INPS, di una somma pari a 6 volte il trattamento mensile iniziale di mobilità spettante al lavoratore. Tale somma viene ridotta alla metà quando la dichiarazione di eccedenza di personale abbia formato oggetto di accordo sindacale. Dall'1.1.2017, diversamente, sarà dovuta, a titolo di finanziamento dell'Aspi a carico del datore e per ogni lavoratore licenziato, una somma pari al 50% del trattamento mensile iniziale Aspi per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi 3 anni (c.d. contributo di licenziamento - art. 2, co. 31, L. 28.6.2012, n. 92). Il contributo è moltiplicato per tre volte se la dichiarazione di eccedenza del personale di cui all'art. 4 co. 9 L. 223/1991, non abbia formato oggetto di accordo sindacale (art. 2, co. 35, L. 28.6.2012, n. 92).

CONTENUTI DELLA COMUNICAZIONE: la comunicazione deve contenere i seguenti elementi (co. 3, art. 4 L. 223/1991):

- motivi che determinano la situazione di eccedenza;

- motivi tecnici, organizzativi o produttivi che non permettono di adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione ed evitare, in tutto o in parte, il licenziamento collettivo;

- numero, collocazione aziendale e profili professionali del personale eccedente nonché del personale abitualmente impiegato;

- tempi di attuazione del programma di riduzione del personale;

- eventuali misure programmate per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale dell'attuazione del programma medesimo;

- metodo di calcolo di tutte le attribuzioni patrimoniali diverse da quelle già previste dalla legislazione vigente e dalla contrattazione collettiva.

ITER PROCEDURALE: entro 7 giorni dalla data del ricevimento della comunicazione, su richiesta delle rappresentanze sindacali aziendali e delle rispettive associazioni, si procede ad un esame congiunto tra le parti con la finalità di esaminare le cause che hanno contribuito a determinare l'eccedenza del personale e le possibilità di utilizzazione diversa di tale personale, o di una sua parte, nell'ambito della stessa impresa (anche mediante contratti di solidarietà, forme flessibili di gestione del tempo di lavoro ed eventuali misure sociali di accompagnamento volte alla riqualificazione e riconversione dei lavoratori licenziati) (co. 5, art. 4 L. 223/1991). Tale procedura deve essere esaurita entro 45 giorni dalla data del ricevimento della comunicazione dell'impresa. Quest'ultima è tenuta ad informare in forma scritta la DTL in merito al risultato della consultazione e sui motivi del suo eventuale esito negativo. Analoga comunicazione scritta può essere inviata dalle associazioni sindacali dei lavoratori (co. 6, art. 4 L. 223/1991). Nel caso in cui non sia stato raggiunto l'accordo, il direttore della DTL convoca le parti al fine di un ulteriore esame volto alla realizzazione di un accordo, anche formulando proposte per la realizzazione di un accordo. Tale esame deve comunque esaurirsi entro 30 giorni dal ricevimento da parte della DTL della comunicazione relativa al risultato della consultazione (co. 7, art. 4 L. 223/1991). Nei casi in cui l'eccedenza riguardi unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in regioni diverse , la competenza a promuovere l'accordo spetta rispettivamente al competente ufficio regionale ovvero al Ministero del lavoro. Nel caso in cui i lavoratori interessati dalla procedura di mobilità siano meno di 10 , il termine di 45 giorni relativo all'esaurimento dell'esame congiunto e il termine di 30 giorni per la chiusura del riesame sono ridotti alla metà (co. 8, art. 4 L. 223/1991). Raggiunto l'accordo sindacale ovvero esaurita la procedura di consultazione, l'impresa ha facoltà di collocare in mobilità i lavoratori eccedenti, comunicando per iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei termini di preavviso. L'intimazione del recesso senza l'osservanza della forma scritta comporta l'applicazione della sanzione prevista dall'articolo 18, co. 1, L. 20.5.1970, n. 300, ossia: reintegrazione del lavoratore accompagnata dal risarcimento del danno tramite una somma pari nel minimo a 5 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto (art. 5, co. 3, L. 23.7.1991, n. 223; art. 1, co. 46, L. 28.6.2012, n. 92). Entro 7 giorni dalla comunicazione dei recessi, l'elenco dei lavoratori collocati in mobilità, con l'indicazione per ciascun soggetto del nominativo, del luogo di residenza, della qualifica, del livello di inquadramento, dell'età, del carico di famiglia, nonché con puntuale indicazione delle modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta, deve essere comunicato per iscritto all'Ufficio regionale del lavoro, alla Commissione regionale per l'impiego e alle associazioni di categoria (co. 9, art. 4 L. 223/1991).

MANCATO RISPETTO DELLA PROCEDURA: nelle ipotesi in cui il licenziamento sia intimato senza il rispetto della procedura sindacale di cui all'art. 4, comma 12, L. 223/91, si applica la tutela prevista per i licenziamenti economici, per i datori con più di 15 dipendenti, dall'art. 18, co. 7, terzo periodo, della L. n. 300/70. Pertanto, il giudice conferma la risoluzione del rapporto di lavoro (in questi casi, infatti, non viene disposta la reintegrazione) e riconosce al lavoratore un'indennità compresa tra 12 e 24 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto.

CRITERI DI SCELTA: l'individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità deve avvenire, in relazione alle esigenze tecnico-produttive e organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti daI CCNL applicato. In mancanza di tali criteri devono essere adottati i seguenti (in concorso tra loro) : 1) carichi di famiglia; 2) anzianità; 3) esigenze tecnico produttive ed organizzative (co. 1, art. 5 L. 223/1991). Nell'operare la scelta dei lavoratori da licenziare, il datore non può licenziare una percentuale di manodopera femminile in percentuale superiore a quella della manodopera femminile occupata con riguardo alle mansioni prese in considerazione (art. 5, co. 2, L. 23.7.1991, n. 223). In caso di violazione dei criteri di scelta previsti dall'art. 5, co. 1, L. 23.7.1991, n. 223, si applica il regime di cui all'art. 18, co. 4, L. 20.5.1970, n. 300. La disciplina cui si fa rinvio è quella relativa al licenziamento per motivi disciplinari nelle aziende con più di 15 dipendenti, ossia per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa, nei casi in cui il giudice accerta l'insussistenza del fatto contestato o che il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base delle previsioni dei contratti collettivi ovvero dei codici disciplinari applicabili: in questi casi, il giudice annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione nel posto di lavoro e al pagamento di un'indennità risarcitoria commisurata all'ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione, dedotto quanto il lavoratore ha percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative, nonché quanto avrebbe potuto percepire dedicandosi con diligenza alla ricerca di una nuova occupazione. In ogni caso la misura dell'indennità risarcitoria non può essere superiore a 12 mensilità della retribuzione globale di fatto. Il datore di lavoro è condannato, altresì, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione. A seguito dell'ordine di reintegrazione, il rapporto di lavoro si intende risolto quando il lavoratore non abbia ripreso servizio entro trenta giorni dall'invito del datore di lavoro, salvo il caso in cui abbia richiesto l'indennità sostitutiva della reintegrazione nel posto di lavoro pari a 15 mensilità (art. 5, co. 3, L. 23.7.1991, n. 223; art. 1, co. 46, L. 28.6.2012, n. 92).

MANSIONI DEL LAVORATORE: gli accordi sindacali stipulati nel corso delle procedure di mobilità che prevedono il riassorbimento totale o parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti possono stabilire, anche in deroga alle disposizioni dell'art. 2103 del codice civile, la loro assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte (co. 11, art. 4 L. 223/1991).

DIRITTO DI PRECEDENZA: i lavoratori in mobilità e quelli licenziati per riduzione del personale hanno diritto di precedenza in caso di riassunzione presso la medesima azienda entro 6 mesi dalla data di risoluzione del rapporto di lavoro (art. 15, L. 29.4.1949, n. 264; art. 8 L. 23.7.1991, n. 223).

ASSUNZIONI OBBLIGATORIE: l' obbligo di assumere appartenenti alle categorie protette è sospeso per tutta la durata della procedura di mobilità (artt. 4 e 24 L. 23.7.1991, n. 223) e, qualora la procedura si concluda con almeno 5 licenziamenti, per il periodo in cui permane il diritto di precedenza all'assunzione ex art. 8, c. 1, L. 223/1991 (art. 3, c. 5, L. 12.3.1999, n. 68).

ASSUNZIONE A TERMINE: l'assunzione di lavoratori in mobilità con contratto a termine è possibile per un massimo di 12 mesi, a prescindere dal fatto che si tratti della durata inizialmente pattuita o di quella finale, comprensiva di eventuali proroghe (art. 8, co. 2, L. 23.7.1991, n. 223). Trattandosi di normativa speciale, l'assunzione può essere configurata anche se priva di una delle causali tipizzate dal D.Lgs. 368/2001 (Min. lav., note 16 e 23.6.2005), quindi è legittima e dà luogo ai benefici contributivi sia ove effettuata con generico riferimento alla norma speciale ex art. 8, co. 2, L. 223/1991 (Trib. Bolzano 24.11.2009) sia se il datore abbia invocato una delle ragioni legittimanti l'apposizione del termine ex D.Lgs. 368/2001. Per tutta la durata del contratto a termine, il lavoratore ha diritto a mantenere l' iscrizione nelle liste di mobilità , senza diritto al relativo trattamento economico. La durata del contratto a termine non è utile al superamento del limite massimo di iscrizione nelle liste.

INDENNITÀ DI MOBILITÀ PER DIPENDENTI DEL COMMERCIO DOPO UN PERIODO DI CIGS: il requisito dimensionale per la procedura di mobilità – che richiede un organico di oltre 50 dipendenti per il settore del commercio - deve sussistere solamente al momento della richiesta di concessione del trattamento straordinario di cassa integrazione e, quindi, l'impresa la quale, nel corso dell'intervento della CIGS, abbia visto diminuire il proprio organico potrà comunque avviare la procedura di mobilità (Min. Lav., Interpello 29/2012).

LAVORATORI DELLA SANITÀ PRIVATA E INDENNITÀ DI MOBILITÀ: il trattamento corrispondente all'indennità di mobilità previsto a favore dei lavoratori della sanità privata (articolo 41, Legge 289/2002), può essere concesso anche nel corso dell'anno 2013 per una durata totale pari a un massimo di 66 mesi (Min. Lav., Interpello 30/2012).

LAVORATORI DEL SETTORE AEREO E LISTE DI MOBILITÀ: nel caso di lavoratori del settore aereo che svolgono attività lavorativa all’estero a tempo determinato, ferma la sospensione dell’erogazione del relativo trattamento economico, non viene meno il diritto da parte del lavoratore a rimanere iscritto nella lista di mobilità (Min. Lav. Interpello 11/2013).

LAVORO INTERMITTENTE: l'indennità di mobilità e il contratto di lavoro intermittente risultano compatibili con le seguenti limitazioni (INPS, msg. 7401/2011):

- in caso di rapporto di lavoro a chiamata con obbligo di risposta (con indennità di disponibilità), la prestazione rimane sospesa per tutto il periodo di vigenza contrattuale ai sensi dei commi 6 e 7, articolo 8 della Legge 223/91;

- in caso di rapporto di lavoro a chiamata senza obbligo di risposta (senza indennità di disponibilità), l'indennità di mobilità, in applicazione delle disposizioni vigenti in materia di disoccupazione, può essere riconosciuta limitatamente ai periodi di non lavoro tra una chiamata e l'altra, restando la prestazione sospesa durante i periodi di risposta alla chiamata da parte del lavoratore.

PICCOLA MOBILITÀ: era possibile, fino al 31 dicembre 2012 (co. 23, art. 33, L. 183/2011 - Legge di Stabilità ), l'iscrizione nelle liste di mobilità dei lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo da aziende che occupano anche fino a 15 dipendenti (co. 32, art. 1, L. n. 220/2010; INPS, circ. 40/2011). Non è stata prorogata per l'anno 2013 tale possibilità così come gli incentivi inerenti il loro reimpiego (INPS, circ. 13/2013). Più precisamente: - non è possibile riconoscere le agevolazioni per le assunzioni, effettuate nel 2013, di lavoratori licenziati prima del 2013; - non è possibile riconoscere le agevolazioni per le proroghe e le trasformazioni a tempo indeterminato, effettuate nel 2013, di rapporti agevolati instaurati prima del 2013; - in via cautelare deve ritenersi anticipata al 31.12.2012 la scadenza dei benefici connessi a rapporti agevolati, instaurati prima del 2013 con lavoratori iscritti nelle liste di mobilità a seguito di licenziamento individuale. Per le assunzioni, le proroghe e le trasformazioni effettuate nel 2013, riguardanti lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo, può essere fruito l’incentivo previsto dal decreto direttoriale del Ministero del Lavoro 264/2013 del 19 aprile 2013, come modificato dal decreto direttoriale 390/2013 del 3 giugno 2013 (bonus di 190,00 euro). Rimane ancora aperta la questione inerente le assunzioni di lavoratori iscritti nella “piccola mobilità” con contratto di apprendistato ex co. 4, art. 7, D.Lgs 167/2011 (INPS, circ. 150/2013; per le istruzioni operative alle sedi si veda INPS, msg. 017941/2013).

LAVORATORI NON DESTINATARI: ai lavoratori non destinatari dell'indennità di mobilità, in caso di licenziamento o di cessazione del rapporto di lavoro (quindi anche in caso di dimissioni), può essere erogato, nell'ambito delle risorse destinate agli ammortizzatori in deroga, un trattamento di ammontare equivalente all'indennità di mobilità (art. 19, co. 10 bis, L. 2/2009). Tale trattamento è stato prorogato per l'anno 2011 (art. 2, co. 136, L. 191/2009).

AZIENDA IN CRISI E SANZIONI PER IMPOSTE NON VERSATE: l'azienda in crisi non è tenuta al pagamento delle sanzioni conseguenti al mancato versamento delle imposte (Com.Trib. Lecce, dec. 352/1/2010).

AZIENDA IN CRISI E FRODE PREVIDENZIALE: integra il delitto di cui all'art. 37 della L. 689/1981 la condotta del datore di lavoro che ometta di inoltrare all'INPS le dichiarazioni ai fini del calcolo delle ritenute previdenziali pur quando, nonostante gli sforzi compiuti, a causa di una grave crisi aziendale, non riesca a corrispondere la retribuzione dovuta ai suoi dipendenti (Cass. Pen., sez. feriale, 32348/2010).

ABROGAZIONE DELLA MOBILITÀ: L'art. 2, cc. da 1 a 45 della L. 92/2012 ha introdotto un nuovo istituto per la tutela del reddito del lavoratore dipendente a copertura del periodo intercorrente dalla perdita involontaria del posto di lavoro alla successiva ed eventuale rioccupazione, denominato “assicurazione Sociale per l'Impiego” - ASpI. Detto nuovo ammortizzatore sociale sostituirà, a decorrere dal 2016 (parzialmente) e dal 2017 (a regime), anche l'istituto della mobilità.

Fino al 2016, continuerà a valere (per il 2016 parzialmente) la mobilità con graduale riduzione della durata con la progressione di seguito riportata (art. 2, c. 46, L. 92/2012, come modificato dall'art. 46-bis, del D.l. 83/2012, L. 134/2012):


 

2013/2014

2015

2016

2017

Centro-Nord fino a 39 anni

12

12

ASpI (12)

ASpI (12)

CN da 40 a 49 anni

24

18

ASpI (12)

ASpI (12)

CN da 50 a 54 anni

36

24

18

ASpI (12)

CN 55 e oltre

36

24

ASpI (18)

ASpI (18)

SUD fino a 39 anni

24

12

ASpI (12)

ASpI (12)

SUD da 40 a 49 anni

36

24

18

ASpI (12)

SUD da 50 a 54

48

36

24

ASpI (12)

SUD da 55 anni

48

36

24

ASpI (18)


 
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